…il secondo cane, le aspettative crescono!

La vera svolta in realtà arrivò quando, a causa di un periodo forzato a casa, incominciai a guardare programmi in cui i cani erano protagonisti e la voglia di prendere un cane da “lavoro” si affacciò nella mia mente.

La mia idea di cane da lavoro, a quei tempi, era molto vaga e, probabilmente, un po’ influenzata dalla pubblicità, dai film, e dalla visione catastrofica di evitare di portarsi a casa un cane modello Cujo. Così, mentre il primo cane era rigorosamente un meticcio, il secondo doveva avere uno scopo più “nobile”, secondo l’idea acerba che avevo di nobiltà cinofila. La razza sarebbe stata determinante per avere quella dote di docilità che avrebbe dovuto assicurare una gestione perfetta. In realtà, forse, a dirla tutta, volevo solo un cane più grosso e telecomandabile.

Ovviamente le mie aspettative furono solo in parte soddisfatte.

Inutile dire che continuavo a sbagliare il concetto di fondo su cui tutto si regge: imparare a parlare la medesima lingua.

Seguì un periodo di studi approfonditi su quale razza fosse effettivamente la più affabile ed adatta a noi, sì perché alla fine mi documentai a lungo …e vinse la carta igienica! Ebbene sì, il condizionamento televisivo portò alla scelta di un Labrador Retriever, da tutti ritenuta come la razza più giocherellona, buona, docile, insomma piena di doti di razza che tutti vorrebbero nelle proprie case, sintetizzate in una palla di pelo.

La selezione fatta dall’uomo su questa razza l’ha portata nei millenni ad assumere la perenne morfologia di un grosso cucciolo anche in età adulta: orecchie pendenti, muso schiacciato, l’andatura un po’ buffa e scoordinata tipica dei primi mesi di vita. La trasformazione avvenne a causa dell’utilità che doveva avere, il riporto. Sì perché è più facile che un cucciolo mentre gioca ti riporti la pallina o altro piuttosto che un cane adulto quella che considera la sua preda e che non ha alcuna intenzione di condividere.

Ricaddi così nell’ingannevole convinzione che le caratteristiche di razza mi avrebbero preservato dalla delusione di un’aspettativa disattesa.

Dopo aver scelto l’allevatore ideale, in base al criterio di chi aveva già cuccioli pronti, andai a vederlo.

Asia mi fu fatta vedere insieme ad una sua sorellina, attraverso una rete metallica, senza nemmeno la possibilità di avere un contatto diretto con il cucciolo, separata dagli altri fratellini e sorelline e dai genitori, in questo caso la mamma, come accade di solito. Ai tempi mi sembrò tutto normale, non avevo idea di come si scegliesse un cucciolo e tanto meno di quali fossero i criteri per giudicare o meno un buon allevatore. Il piccolo batuffolo di pelo era proprio uguale alla pubblicità, vivace ed amichevole, mordicchiava la rete e la mia mano infilata dentro: era già di famiglia.

Un buon allevatore dovrebbe dare la possibilità sempre di interagire con i cuccioli in modo diretto oltre che avere in allevamento almeno un paio di generazioni di quella linea di sangue che possano essere visionate dal cliente.

Asia è stata il cane zero, con lei ho commesso tanti di quegli errori che ci vorrebbe un articolo dedicato solo a questo. Alla fine, volente e nolente, si è trasformata nel cane Omega del nostro branco, in casa viene anche dopo la tartaruga a livello gerarchico. Dotata di una Tempra Bassissima, tanto che a volte si spaventa accorgendosi di avere la coda, è colei che per prima si lancia ad affrontare con un abbaio modello Cujo tutti gli animali estranei al branco che incontra. Con gli umani per fortuna torna ad essere il cucciolo della pubblicità della carta igienica.

Le aspettative qui sono miseramente crollate, sperando di avere un cane gestibile ed amorevole con qualsiasi creatura vivente ci siamo trovati con un Dottor Jekyll e Mister Hyde in formato canino.

Asia però è anche un ottimo cane da lavoro, in questo le aspettative sono state soddisfatte, la sua carriera fino alla pensione in Protezione Civile, come cane da ricerca, è stata impeccabile, anche se la massima espressione delle sue doti caratteriali sarebbe stata il Soccorso in acqua, probabile retaggio della sua linea di sangue. Ma tutto questo con il senno di poi.